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Piante da giardino

Realizzazione: siti internet Viterbo

Consigli per la coltivazione delle Piante Grasse e Cactus

Preparazione del terreno

Il suolo deve avere una struttura* sciolta e porosa**, lasciar passare agevolmente l'aria e l'acqua, non asciugare con lentezza, ma neppure troppo velocemente, non contenere troppa sostanza organica. Questo substrato deve contenere elementi nutritivi sotto forma di ioni, così da essere trattenuti e non dilavati facilmente dall'acqua di sgrondo, e possedere una buona capacità tampone per non vedere compromesse le caratteristiche iniziali a seguito delle modifiche apportate dall'acqua e dalle concimazioni. Necessaria è anche la presenza equilibrata di microrganismi in grado di migliorare la struttura fisica del suolo e rendere meglio disponibili le sostanze nutritive.
Un suolo così è difficile da trovare in natura alle nostre latitudini, per cui si ricorre ad un miscuglio basato su terra di campo (ricca di microrganismi utili), sabbia (ha bassa capacità di assorbimento ionico e non trattiene umidità), terriccio di foglie (per l'apporto di sostanza organica) in varie percentuali. Ovviamente è possibile utilizzare dei sostituti: terra di giardino, ghiaietto, pomice, lapillo lavico, pozzolana, ecc.

Per porosità** s'intende il rapporto esistente fra volume del terreno e spazi vuoti fra le varie particelle.
La struttura* denota il modo mediante il quale le particelle del terreno sono disposte.

PH

Il pH è l'unità di misura che esprime il grado di acidità o di alcalinità di una soluzione. Per cui non si dovrebbe parlare di acidità e basicità del terreno ma della reazione che presenta la soluzione che viene fatta circolare in esso. La scala va da 0 a 14; più precisamente da 0 a 6 indica acidità, da 8 a 14 alcalinità, 7 sta per neutralità. E' utile sapere che il pH è una grandezza logaritmica, cioè se il pH viene alterato di 1° la variazione è pari a 10 volte. Se il pH varia di 2° la variazione è di 100 volte, e così via. Per cui un terriccio con un pH 5, è 10 volte più acido di uno con un pH 6, 100 volte più acido di un suolo con pH 7, e 1000 volte più acido di uno con pH 8.
 E' risaputo che le piante grasse gradiscono, di norma, un pH neutro (7) o leggermente acido (6-6,5), fatte salve le epifite che lo gradiscono più acido, ed altre che invece lo prediligono più alcalino. Si può ridurre il pH della soluzione circolante in un terriccio, aggiungendo del gesso, della torba o del terriccio di foglie di faggio. Al contrario si aumenta il pH aggiungendo calce spenta, polvere di marmo, farina di gusci d'ostriche.

Disinfezione

Questa pratica risulta indispensabile quando si desidera riutilizzare del terriccio ricostituito, prelevato in natura, nel sottobosco, o da utilizzare nelle semine delicate. Lo scopo è quello di eliminare eventuali semi indesiderati, spore crittogamiche, uova e larve di insetti, anguillole, ecc. Ecco alcune metodologie semplici eseguibili in casa:
- annaffiare per bene il terriccio con acqua bollente e poi farlo asciugare;
- ricorrere al forno regolato almeno a 100°C per circa mezz'ora, o a quello a microonde a tutta potenza per lo stesso tempo; in questo caso il terriccio deve essere previamente bagnato;
- fare uso di formaldeide al 40% (formalina) da diluire con acqua al momento dell'uso nel rapporto di 1:50 (una parte di formalina e 50 di acqua). Questa operazione va eseguita all'aperto così da non respirare i vapori che si generano. Con la soluzione si annaffia il terriccio nella misura di 10 lt. per circa 30 cm3 di massa. Si rimescola per bene e si copre per qualche giorno con un telo di nylon, attendendo un paio di settimane prima di utilizzarlo.

Carenze e clorosi

Non sempre l'aspetto giallognolo, che alcune piante assumono, è dovuto a malattie. La causa può anche essere ricercata in un pH non adeguato, a cui si pone rimedio con un rinvaso; o a carenza di oligoelementi, ovviabile con appropriato fertilizzante.


Riproduzione Agamica

Talea: Scelta una pianta sana, si procederà a resecare la parte basale della talea (2 cm. finali) dandogli una forma a cono rovesciato senza giungere ad intaccare i fasci centrali; gli elementi piatti, tipo Opuntia, saranno tagliati obliquamente. Si usano utensili puliti, disinfettati in alcool e molto affilati; si spolvera il taglio con un anticrittogamico. 
Talee di fusto. Dopo essere state tagliate devono poter asciugare in un luogo caldo e asciutto e affidate al substrato solo quando sul taglio, ormai asciutto, si sia formato un velo impermeabile.
Con le succulente a stelo si esegue un taglio orizzontale, appena 2-3 mm. sotto ad un nodo (se presente), si tolgono le eventuali foglie inferiori e si accorciano quelle superiori. La talea sarà lunga circa 10 cm. Le talee di Euphorbia si immergono in acqua calda per impedire che sul taglio si formi un coagulo che impedirebbe, in seguito, il radicamento.
Talea di foglia o parte di essa. Con un attrezzo affilato si stacca una foglia che viene fatta asciugare e poi appoggiata semplicemente al substrato appena umido. Questo tipo di talea è molto frequente per Sansevieria, Aeonium tabulaeforme, Gasteria, Haworthia e molte Crassulacee come Echeveria, Pachyphytum, Adromiscus, Sedum, Kalanchoe. Un caso particolare è costituito da Briophyllum che produce intorno alla foglia delle mini piantine, a volte già radicate e pronte a germogliare. Questo sistema rende la pianta infestante per cui va tenuta in disparte.
Per i Lithops (e Mesembriantemi simili) occorre cercare di staccare la foglia più in basso possibile, in quanto è indispensabile prelevare l'apice vegetativo. Si fa asciugare per qualche giorno e si pianta in sabbia asciutta.
Le talee di radici. Poco frequenti nelle succulente, trattasi di prelevare porzioni di radici principali, lunghe circa 2 cm, da "seminare" in terriccio leggero appena coperte. Si preparano ai primi di marzo con calore di fondo.
Un caso particolare è quello della Leuchtembergia principis che è possibile moltiplicare per talea di tubercolo.
Substrato. Il substrato migliore è costituito dalla sabbia o pomice disinfettati in acqua bollente.
Esecuzione. Le talee si interrano poco, circa 1 cm, se non stanno diritte si può affiancare loro un tutore. Un altro metodo è quello di mettere nel vaso 1/3 di composta per cactacee, si copre con qualche centimetro di graniglia, si inserisce la talea e si aggiunge dell'altra graniglia fino ad un centimetro dal bordo.
Condizioni. L'ambiente deve essere sufficientemente caldo (20-25°C), umido e ben illuminato. L'umidità impedisce alla talea di avvizzire, ma se eccessiva la fa marcire, per cui occorre che i tre elementi indicati siano ben equilibrati, anche in funzione del tipo di pianta, dell'ambiente e della stagione. Maestra in questo campo è soprattutto la pratica. L'inserimento di talee in aria confinata, ad esempio sotto un vasetto di vetro rovesciato o dentro un sacchetto di plastica trasparente, aiuta molto.
Ad attecchimento avvenuto si dà aria in modo graduale e quando si considera che le radici siano sufficientemente sviluppate si tolgono dal substrato e si invasano con un terreno adatto alla specie. L'uso di ormoni radicanti, seppure non indispensabili, possono essere d'aiuto nei casi difficili come per certe Euphorbia e Alluaudia

I fattori di crescita

Gli elementi che determinano lo sviluppo delle piante:il calore,  l’acqua, la luce, il nutrimento, sono fra loro strettamente interdipendenti, nel senso che se uno di essi aumenta devono aumentare, beninteso entro determinati limiti, anche gli altri, e viceversa. Così, ad esempio, se si annaffia di più è necessario aumentare anche la luce, la temperatura ed il nutrimento. Ma poiché ogni pianta ha un proprio equilibrio che oscilla fra un limite minimo, uno massimo e una posizione ottimale, in riferimento a ciascun fattore, ne consegue che più fattori raggiungono il livello ottimale meno influenza avranno quelli che non lo raggiungono. Tuttavia, se qualche elemento è al di sotto del minimo, tutta l’attività vegetativa si blocca, perché la pianta non può utilizzare nessuno degli altri elementi che pure ha a disposizione (legge del minimo di Giusto Liebig). Occorre tenere presente che molte piante hanno limiti alquanto ampi e risultano tolleranti (cosiddette piante facili), mentre altre lo sono pochissimo (piante difficili). E’ importante, quindi, conoscere le condizioni climatiche che le piante affrontano nel loro habitat, senza per questo risultare necessario ricreare quelle condizioni, cosa peraltro quasi impossibile.

Calore: è il fattore che determina la crescita in quanto condiziona le funzioni vitali, regolandone l’intensità. In coltivazione, specialmente d’inverno, le piante sono tenute a temperature leggermente più alte che in natura, a causa delle difficoltà che si incontrano ad ottenere valori di umidità molto bassi. I valori minimi indicati nelle schede di coltivazione sono stati determinati in modo che le specie più sensibili al freddo non subiscano danni. Per l’estate la temperatura ideale è di 25-35°C., sono tollerate punte prossime ai 40°C., ma ben sapendo che a 50°C. le cellule vegetali cominciano a morire, se all’alto calore non si accompagna un’elevata ventilazione. Il riposo, a temperatura ed umidità dell’aria basse (salvo qualche sporadica eccezione), con scarsa o nulla somministrazione di acqua, è indispensabile alla fioritura delle cactacee.

Acqua: è la soluzione circolante, parte integrante della materia vivente, fonte di equilibrio nella presenza di microrganismi, elemento essenziale della nutrizione vegetale in quanto permette l'assorbimento dei sali minerali; è assunta dalle piante dal suolo e in minima parte dall’aria. 
Muoiono più piante per troppa acqua che per troppo poca, inoltre è più facile rimediare nel secondo caso, piuttosto che nel primo. L'eccesso prolungato di acqua occupa gli spazi vuoti fra le particelle del suolo, causa asfissia alle radici e marcescenze al fusto.
Se s’impara ad osservare le piante queste indicano, dopo il periodo di riposo, quando è giunto il momento di annaffiarle, poiché presentano la zona apicale più verde. Per evitare accumulo di calcio nel terreno, è buona regola annaffiare sempre con acqua piovana, magari raccolta dal tetto e conservata al buio, per evitare la crescita algale. L’annaffiatura va eseguita a fondo e di sera, durante il periodo estivo, mentre all’inizio di stagione e in autunno è preferibile compiere l’operazione di primo mattino.

L’innaffiatura: Possiamo usare acqua piovana, raccolta dopo circa 15 minuti da quando è iniziata la precipitazione, così da essere immune da impurità, polveri e spore patogene prestando attenzione al pH (piogge acide). C'é chi fa bollire e poi riposare l'acqua di rubinetto, risolvendo però solo in parte il problema, senza considerare che quando le piante sono molte il procedimento risulta alquanto scomodo e lungo. Alcuni aggiungono acido ossalico (mediamente un cucchiaio/lt. d'acqua), altri acido fosforico (mediamente 1 cc/lt d'acqua), acido solforico o acido nitrico fino a raggiungere il pH voluto (di norma 5,5-6,5), ovvero appositi prodotti in vendita anche nei supermercati. Ecco alcuni parametri:
- acqua bollita per 10' perde il 10% di calcio;
-     "       "       "  30'    "    il  50%       "    ;
-     "    fatta riposare per una settimana perde il 10% di calcio.
- Un litro d'acqua con aggiunta di 1,2 ml. di acido solforico al 98% abbassa la durezza di un grado DH. Per cui supponendo che l'acqua di rubinetto contenga 150 mg di ossido di calcio (Ca O) per litro e cioè 15° DH, dovremo usare 18 ml di acido solforico per litro d'acqua per eliminare tutto il calcio presente.
Una soluzione potrebbe essere quella di usare acqua piovana raccolta dal tetto, eventualmente miscelata con acqua di rubinetto per correggerne l'eventuale eccessiva acidità. Il pH si può misurare con gli appositi kit usati in acquariologia e nel trattamento acque (addolcitori).
Altro parametro che è bene considerare è quello della salinità della soluzione nutritiva finale (conducibilità elettrica) da mantenere entro 1,6-2,5 mS/cm.(micro Siemens per cm)
E' bene che la soluzione nutritiva venga preparata al momento dell'uso in quanto il calcio, normalmente presente nell'acqua, a contatto col fosforo tende a precipitare ed a formare un sale non assimilabile dalle colture. Un'altra possibilità potrebbe essere quella di acidificare la soluzione. 

Luce: è l’elemento indispensabile alla funzione clorofilliana cioè alla formazione delle sostanze organiche a partire da anidride carbonica e acqua, per effetto dell’energia luminosa. In altre parole trattasi di quel processo attraverso il quale i vegetali sono in grado di catturare ed immagazzinare l'energia solare che verrà liberata al momento opportuno al fine di attivare numerose e complesse reazioni chimiche.
Ma non tutte le succulente richiedono luce nella stessa misura, alcune specie gradiscono il pieno sole per tutta la giornata, altre il sole filtrato da stuoie o reti, a imitazione di quanto erbe e arbusti fanno in habitat, altre infine prediligono l’ombra ed una elevata umidità come si riscontra nei generi epifiti originari delle foreste. Ma anche le piante amanti del sole si possono ustionare, se non si provvede ad abituarle in modo graduale, così come accade alla nostra pelle d’estate al mare o in montagna.

Nutrimento: tutti gli esseri viventi ne hanno bisogno; la pianta attinge dal terreno i sali minerali disciolti nell’acqua, e dall’aria l’anidride carbonica. La ventilazione è di primaria importanza per la formazione della sostanza vivente e per la regolazione della temperatura interna. Da evitare sono invece le correnti d’aria e gli spifferi. La concimazione si pratica ad una concentrazione della metà rispetto a quella indicata dal fabbricante, e, comunque, secondo un rapporto che non dovrebbe discostarsi molto da Azoto una parte, Fosforo due parti, Potassio quattro parti, alla diluizione dell’uno per mille.
La legge del Liebig non è valida solo per i fattori di crescita, ma anche per gli elementi nutritivi, per cui se un elemento fertilizzante scarseggia, tutta la produzione vegetale ne risente, adeguandosi al fertilizzante presente in misura minore. Le piante, senza alcuna eccezione, non vanno nutrite né durante il riposo vegetativo, né dopo un trapianto.

I Fertilizzanti: Trattasi di sostanze in grado di arricchire il suolo di nutrienti. Ce ne sono di naturali (organici) e di chimici sotto vario titolo e forma: liquidi, in polvere, in grani, in pillole, in pani ecc. In un buon terreno troviamo macroelementi come: l'azoto, il fosforo, il potassio, il calcio, lo zolfo, il magnesio ed il ferro tutti indispensabili per permettere la vita alla piante al pari dell'ossigeno e del carbonio, sotto forma di anidride, assunti entrambi dall'aria, e dell'Idrogeno estratto dall'acqua.
     L'azoto è un regolatore delle crescita, necessario per la sintesi delle proteine e la formazione della sostanza vivente. E' presente nella materia organica e nell'humus ed è trasportato dal floema e dallo xilema. Provvede alla costruzione della struttura dei tessuti vegetali unitamente all'idrogeno ed all'ossigeno dell'acqua, e al Carbonio fotosintetico. Speciali microrganismi provvedono alla trasformazione dell'azoto organico in ammoniacale e quindi in nitrico che è la forma con la quale le piante più facilmente lo possono assimilare (80-90%). Nessuna pianta verde è in grado di fissare l'azoto atmosferico senza entrare in simbiosi con batteri od organismi Frankia. Viene fornito per via chimica con il nitrato ammonico, il solfato ammonico e l'urea, tutti e tre a reazione non alcalina, oppure per via naturale mediante il sangue secco e la cornunghia torrefatta (il primo di pronta assimilazione ed il secondo a lenta cessione). Le piante grasse, considerata la loro struttura e l'ambiente in cui vivono, richiedono poco azoto se non si vuol predisporle alle malattie. 
     Il fosforo è un costituente degli acidi nucleici (DNA-RNA), e dell'adenosintrifosfato (ATP), è presente nei cromosomi, i suoi composti organici sono fondamentali nei processi energetici; si lega alla sostanza organica ed ai colloidi, ed è la pianta stessa a regolare la disponibilità della sostanza; stimola i meristemi apicali e radicali, contribuisce al mantenimento del buono stato di salute, rafforza le difese contro le malattie e le avversità, favorisce la fioritura e la formazione dei semi, trasforma la linfa grezza in eleborata. Poiché spesso il terreno ne è carente viene fornito sotto forma di perfosfato minerale che dovrebbe essere perfettamente solubile in acqua. Non si disperde facilmente come avviene per l'azoto nitrico. La farina d'ossa ed il guano sono, fra i concimi naturali, quelli a più elevato contenuto di fosforo.
     Il potassio è fondamentale nel processo osmotico delle cellule, è presente nel citoplasma e nel vacuolo, determina la pressione idraulica interna, irrobustisce le piante, forma la riserva zuccherina, dà colore ai fiori, regola la traspirazione. Una sua carenza fa assumere alla pianta un aspetto appassito. E' trattenuto dal terreno per cui è privo di dispersione. Si usa sotto forma di solfato potassico, un sale molto solubile in acqua, con un titolo molto elevato (50-52).
     Lo zolfo ed il calcio sono, in genere, presenti in quantità sufficienti nella terra di campo ma non sempre nei terricci preparati. Il primo è il costituente degli aminoacidi solforati,  ed è deputato alla sintesi delle proteine; il secondo è un componente delle membrane cellulari e delle pectine, attiva gli enzimi, neutralizza gli acidi organici, rallenta l'invecchiamento dei tessuti, fortifica la pianta contro gli attacchi parassitari, sovrintende al ricambio idrico, al trasporto della linfa ed allo sviluppo delle radici.
     Il magnesio è un componente della clorofilla, facilita il trasferimento del fosforo, è un attivatore delle reazioni biochimiche, entra nella sintesi dell'amido e degli zuccheri. Va somministrato con le concimazioni perché spesso, per vari motivi, è carente nel terreno, e causa di clorosi.
     Il ferro serve allo sviluppo dei cloroplasti per la sintesi della clorofilla, regola la fotosintesi e la respirazione cellulare, entra nella costituzione di vari enzimi. L'apporto avviene in forma chelata (EDTA, DTPA, EDDHA). Una sua mancanza provoca la clorosi ferrica, che fa assumere alla pianta una colorazione gialla.
     Fra i microelementi ad azione catalica che devono essere presenti, ma in quantità minime (meno di 0,01%) annotiamo:
 -il boro per il trasporto degli zuccheri e lo sviluppo meristematico;
 -il manganese per la fotosintesi e l'attivazione enzimatica;
 -il rame per l'attivazione enzimatica e la sintesi delle proteine;
 -lo zinco per l'attivazione enzimatica, la sintesi delle proteine e degli ormoni;
 -il molibdeno per il metabolismo dell'azoto; 
 -il cloro per la fotosintesi.
Vi sono poi altri elementi quali silicio, alluminio, cobalto, nickel, selenio, vanadio che di norma sono presenti nell'acqua per cui le piante non dovrebbero denunciarne la carenza.
I microelementi sono componenti essenziali dei sistemi enzimatici delle cellule, ove agiscono come co-fattori; possono essere assorbiti anche per via fogliare.
L'assunzione della soluzione nutritiva avviene principalmente ad opera delle radici per osmosi e per assorbimento attivo. Attraverso le foglie le piante assimilano l'anidride carbonica, gli elementi forniti dall'uomo, e in piccola parte l'acqua.
Non si concima durante il riposo della pianta, né immediatamente dopo un trapianto. La concentrazione dei sali solubili deve essere inferiore al 2 per mille, meglio se pari a 0,5 per mille aumentando, per contro, la frequenza di somministrazione. Il rapporto, non il titolo, fra i principali elementi azoto, fosforo e potassio dovrebbe essere di 1-2-4 o 1-3-5, cioè poco azoto, molto fosforo, moltissimo potassio.
     Circa il modo di somministrazione si può optare, a seconda dei casi, per quello tramite annaffiatura o mescolato al terriccio. Si può usare 1 gr. di solfato ammonico, 11 gr. di perfosfato, 6 gr. di solfato potassico, 2 gr. di solfato di magnesio, oppure si può mescolare in pari quantità nitrato potassico e fosfato monopotassico da sciogliere in acqua nel rapporto di 0,5 gr. per litro. Tuttavia appare assai più pratico usare prodotti concentrati da diluire al momento dell'uso, contenenti anche microelementi, e facilmente reperibili. Per quanto riguarda la quantità di concime da addizionare al terriccio questa sarà, mediamente,  di 3 gr. per litro di composta.
     Le piante a crescita lenta non andrebbero concimate perché causa la loro struttura possono assorbire solo piccolissime quantità di nutrienti per cui sono più che sufficienti quelli già presenti nel terreno e nell'acqua.